venerdi’ 22 ottobre 2004

THE MAN WHO DROVE WITH MANDELA
Regia: Greta Schiller- Durata: 82’ - GB 1998
Quando nel 1962 Nelson Mandela viaggiava in incognito attraverso il Sudafrica per organizzare la resistenza armata al regime, la sua identità di copertura era quella di autista di un distinto uomo bianco. Quell'uomo era Cecil Williams (1909-1979), uno tra i maggiori registi teatrali di Johannesburg, militante nella lotta contro l'apartheid, e omosessuale. Durante e dopo la Seconda Guerra mondiale Williams fu attivista di spicco nell’organizzazione antifascista Springbok League ed anche nel Partito Comunista Sudafricano. Negli anni ’50 lavorò per il Congresso dei Democratici (alleato dell’African National Congress). Tra le più importanti produzioni teatrali di Williams si annovera lo spettacolo anti-apartheid "Kimberly Train" del 1959. Costretto alla clandestinità insieme a Nelson Mandela quando quest’ultimo rientrò illegalmente nel paese dal Botswana come
capo del braccio armato dell’ANC, Williams fu arrestato presso Pietermaritzburg nel 1962. Fuggì in esilio in Gran Bretagna con il suo amante scozzese, e là morì. Anche Mandela venne arrestato nel 1962, condannato all’ergastolo e liberato 28 anni dopo, nel 1990. I leaders dell’ANC hanno attribuito a C.Williams il merito di aver avuto un impatto determinante sulla loro comprensione dell’omosessualità, preparando il terreno all’adozione di politiche per i diritti degli omosessuali da parte dell’ANC alla fine degli anni 80.
Vent’anni dopo la sua morte la regista Greta Schiller ha deciso di realizzare questo documentario e restituire così alla figura di Williams il suo posto nella storia del Sudafrica. La sua storia viene raccontata attraverso interviste con amici e compagni di lotta, filmini casalinghi, immagini della propaganda segregazionista e delle lotte per la libertà degli anni '50. Spezzoni di fiction aggiunti e monologhi basati sui suoi scritti aiutano a ricostruire la sua difficile e intensa vita, di gay amante della bella vita, ma nello stesso tempo pronto a correre qualsiasi rischio e a mettersi nei guai, come attivista anti-apartheid.
Premiato come Miglior Documentario al Festival del Cinema di Berlino 1999.

YOSSI E JAGGER
Regia: Eytan Fox - Durata: 65’ - Israele 2002
Tratto da una storia vera, il film racconta la vita di un gruppo di giovani militari, uomini e donne, che a 18 anni invece di vivere la loro gioventù devono indossare la divisa e fare i conti con una realtà impossibile. La pellicola non sventola nessuna bandiera, i personaggi non parlano di politica, ma, forse, per quel che rappresentano la comunicano indirettamente e, se vogliamo, in maniera abbastanza critica. Quelli che abbiamo davanti alle nostre poltrone da spettatori sono dei ragazzi che dovrebbe fare tutto fuorché stare sotto il sibilo dei proiettili, andare a ballare (infatti in una scena improvvisano un rave, dentro il bunker), fare sesso (come Goldie, mai soddisfatta) o innamorarsi (come Yossi e Jagger). Il film potrebbe essere accostato a "Fucking Amal", non solo per l'argomento che tratta (l'omosessualità), ma anche per la sobrietà con cui è girato. "Yossi e Jagger" è uno di quei film che si concentra più sui personaggi, che non allo spettacolo in quanto mero divertimento. I commilitoni che animano la vicenda vogliono solo godersi la loro giovinezza, perché la guerra non gli appartiene, un concetto troppo grande e difficile da capire, ma la quale, purtroppo, è anche il capolinea della loro voglia di vivere.
Il film ha la capacità di far identificare eterosessuali e gay, militari e civili, in una storia di uomini diversi, che non sono solo Yossi e Jagger ma tutti i giovani militari impegnati in una base militare al confine tra Israele e Libano. "Credo che in modo strano - ha affermato il regista - il film abbia consentito agli israeliani di elaborare quello che hanno avuto dentro il cuore in questi ultimi due anni che sono stati forse tra i più tragici della propria storia. Ovvero che la vecchia storia sionista, tradizionale, dell'uomo forte e coraggioso che combatte per il paese e la famiglia non rispecchia più l'umore di Israele oggi. In Israele non sei solo o Bibi Netanyahu o omosessuale ma esistono tante sfumature di amore e tanti uomini e donne diverse". Eytan Fox è il regista di questa pellicola girata a basso budget (costata duecentomila dollari circa) e in formato digitale. Malgrado non sia partito come un progetto da blockbuster, il film ha fatto il tutto esaurito per più di due mesi nelle sale di Tel Aviv. Questo successo è probabilmente dovuto anche al fatto che Jagger è interpretato da Yehuda Levi, il "Tom Cruise d'Israele", cantante e divo televisivo di successo in cui si riconoscono tutti i teen agers israeliani.
E’ bene sottolineare tuttavia che si tratta solo di un tentativo "liberal" e un po’ propagandistico di umanizzare l'inumanizzabile, mixando commedia, melodramma e politically correct. La realtà quotidianamente espressa da anni dalle forze dellIDF/Tsahal non è certo quella edulcorata e buonista che si vede nel film: ci sono lunghe liste di abusi di ogni genere praticati dai soldati israeliani, "i bravi ventenni del film", sulla popolazione civile disarmata: irruzioni negli ospedali, chiese cannoneggiate, religiosi e giornalisti uccisi, cecchini che sparano in testa ai bambini palestinesi mentre giocano, case distrutte dai tank e dai bulldozer con le persone dentro, umiliazioni continue e insostenibili sulla popolazione ai checkpoints, pestaggi sistematici durante gli arresti, torture praticate sugli internati, e molto altro. Gli ultimi fatti di cronaca dei mesi di settembre-ottobre riportano l’episodio di un disabile in carrozzella trucidato a freddo dai soldati e di una ragazzina quindicenne che, passando nei pressi di una postazione dell’esercito, non solo è stata uccisa senza alcuna ragione, ma istericamente crivellata di colpi da un ufficiale che poi è stato denunciato dai suoi stessi soldati (i vertici dell’IDF stanno ovviamente cercando di mettere tutto a tacere, perseguendo per indisciplina i soldati che hanno avuto un sussulto di coscienza, e non il loro ufficiale assetato di sangue).

venerdi’ 29 ottobre 2004

CHUTNEY POPCORN
Regia: Nisha Ganatra - Durata: 92’ - USA 1999
Una donna e la sua ragazza. Una sorella e suo marito. Il loro bambino. Questo film getta uno sguardo ironico al significato della famiglia e delle amicizie, da una diversa prospettiva. Reena è una giovane artista newyorkese di origini indiane, felicemente fidanzata con Lisa. La sua famiglia, molto tradizionale, l’ha sempre sottovalutata un po’ rispetto alla sorella Sarita, sposata, e pupilla dei genitori. Ma quando Sarita scopre che non può avere figli, Reena scopre di essere in grado, per la prima volta nelle loro vite, di fare qualcosa che la sorella "perfetta" Sarita non può fare: rimanere incinta! Così, presa dall’idea di aiutare la sorella e di conquistare l’approvazione della madre sul suo piano, Reena decide che avrà lei il bambino, per poi darlo alla sorella e al cognato. Ma come convincerà i suoi genitori, e soprattutto la sua girlfriend, riluttante ad un coinvolgimento così pesante, ad accettare la gravidanza? Con le tradizioni indiane da un lato e i valori della New York City degli anni 90 dall’altro, Chutney Popcorn è una commedia provocatoria che mostra come si può trovare una famiglia a metà strada tra i due. Una riflessione sull’identità lesbica, sull’identità culturale, sulle differenze generazionali, sui propugnati valori della famiglia eterosessuale e sul diritto di tutti ad avere figli… un film utile per capire quanto sia limitativa e sbagliata la nuova Legge sulla procreazione assistita.

WHEN NIGHT IS FALLING (Quando cala la notte)
Regia: Patricia Rozema - Durata: 95’ – Canada 1995
Camille, giovane e bella insegnante di un collegio protestante, è fidanzata con Martin, un affascinante collega teologo. I loro superiori incoraggiano la relazione e il loro matrimonio, affinché il loro rapporto abbia un aspetto più consono al loro futuro lavorativo. Camille avverte però una vaga insoddisfazione che non sa spiegare. Un giorno incontra Petra, una giovane artista di un circo. Petra flirta apertamente con Camille, che a poco a poco esce dal letargo e, con grande sorpresa, si rende conto di essere profondamente innamorata di lei. Due donne, incontratesi per caso, ed appartenenti ad ambienti molto diversi, sperimentano il gioco della seduzione tra donne. L’innamoramento modifica la storia personale delle due protagoniste. Il fascino della storia è catturante. Pensando al sentimento deprimente della noia quotidiana di certi lavori e di certe frequentazioni, è facile specchiarsi nell'insegnante di scuola protestante e provare la sua stessa curiosità per un ambiente dove il disimpegno sociale e la disobbedienza ai ruoli rendono possibile la sperimentazione di forme libere di esistenza. L'erotismo è una miscela esplosiva per chiunque, figuriamoci poi per una che neanche nella propria fantasia ha previsto l'incantamento per un'ombra di corpo femminile in movimento. Il passo che verrà compiuto verso quell'ombra segna una scelta, forse irresistibile, di dare luogo alle emozioni estreme e di compiere gesti non più controllabili. La sensibilità di Patricia Rozema nel raccontare la maturazione dei propri desideri di cambiamento e di amore, fanno di questo film una gemma per il nostro immaginario.

venerdi’ 5 novembre 2004

FIRE
Regia: Deepa Mehta - Durata: 100’ – India 1996 – Vers.ital.
"Se non hai le parole, allora chiamalo Fuoco".
In India le donne non esistono, gli uomini non le amano, eppure loro resistono. La lingua non offre neppure le parole per definire l’omosessualità femminile, il tema scelto coraggiosamente dalla regista Deepa Mehta, per raccontare la ribellione femminile e la volontà di sopravvivenza in una società maschile e repressiva.
Dopo il viaggio di nozze in seguito ad un matrimonio combinato, la giovane Sita entra nella casa del marito Jatin, un giovanotto occidentalizzato che veste Armani e commercia in pornovideo, innamorato della cinese Julie, che non vuole sposarsi né diventare donna di casa ma anzi andare a Hong Kong e diventare attrice. La famiglia di lui è composta da suo fratello Ashok e la moglie Radha, la nonna Biji e il servitore Mundu, che al piano terra hanno un negozio di alimentari. Radha non può avere figli, e questo secondo il marito Ashok che considera il sesso solo procreazione e non desiderio, è una condanna divina, che lo porta alla scelta spirituale di votarsi all’astinenza, usando la moglie ancora giovane e attraente come test della propria capacità di rinunciare ai sensi. Malgrado tutto, Radha è rispettosa e moglie devota; la sua vita scorre monotona e piena di doveri, la cucina, i lavori di casa, il digiuno rituale per assicurare lunga vita al coniuge, la cura dell’anziana suocera. Lo stato delle cose è però destinato a cambiare quando in casa irrompe la gioiosa vitalità di Sita: irriverente nei confronti dell'ordine costituito Sita risveglia nella cognata mal sopiti desideri, primo fra tutti il sentirsi viva. Poiché un marito è votato alla castità, l'altro al tradimento coniugale con l'amichetta cinese, le cognate diventano prima intime amiche e confidenti, poi amanti. S'intende che, mentre i comportamenti dei maschi sono socialmente tollerati, quelli delle donne infelici daranno scandalo: la loro amicizia è appena tollerata, l'intimità osteggiata. Alla scoperta dell'amore carnale tra le due, il marito, sua madre, la società tutta, reagiscono violentemente approntando un rogo purificatore per Radha, che nonostante tutto riesce a sfuggire, sebbene marchiata a fuoco, al suo destino di donna-schiava per realizzarsi come persona intera insieme a Sita.

PARAGRAPH 175
Regia: R.Epstein, J.Friedman - Durata: 75’ - USA 1999 – V. o.
Paragrafo 175: "Un atto sessuale non naturale che avvenga tra persone di sesso maschile o tra esseri umani ed animali, è punibile con l’imprigionamento; può inoltre essere prevista la perdita dei diritti civili" (Codice Penale Tedesco, 1871). Tra il 1933 ed il 1945, secondo i documenti nazisti, circa 100.000 uomini vennero arrestati per omosessualità. Di questi, circa la metà venne imprigionata, ed un numero compreso tra 10.000 e 15.000 venne inviato ai campi di concentramento. Nel 1945 ne sopravvissero solo circa 4.000.
I registi Friedman ed Epstein, in collaborazione con lo storico tedesco Klaus Müller, hanno realizzato con "Paragraph 175" uno straordinario documentario, nel quale, per la prima volta, sei degli ultimi otto sopravvissuti all’olocausto omosessuale accettano di parlare di questa terribile (e finora sconosciuta) pagina di persecuzione nazista. Il semplice ricordo di alcuni degli avvenimenti sopportati è più forte di qualsiasi rievocazione storica, ed i volti e le storie di Gad Beck, Heinz Dormer, Pierre Seel, Albrecht Becker ed Heinz F. sono quanto di più commovente si possa immaginare.
Resta poco conosciuto il fatto che molti sopravvissuti gay siano stati oggetto di persecuzioni anche nella Germania post nazista, dove vennero visti non come prigionieri politici ma come criminali, secondo la legislazione nazista sulla sodomia, legislazione che rimase in vigore ben oltre la fine della guerra. Alcuni vennero arrestati nuovamente dopo la fine della guerra e rispediti in carcere, tutti vennero comunque esclusi dai risarcimenti previsti dal governo tedesco, ed il tempo trascorso nei campi di concentramento venne loro dedotto dalle pensioni. Negli anni ’50 e ’60, il numero degli arrestati per omosessualità nella Germania Ovest era identico a quello registrato durante il periodo nazista. La versione nazista della legge sulla sodomia rimase in vigore fino al 1969.

venerdi’ 12 novembre 2004

 

DROLE DE FELIX
Ducastel/Martineau (Francia 1999) - 95’ v. orig. francese
Road movie francese con protagonista Felix, un giovane di origini arabe cresciuto in Normandia, sieropositivo eppure ottimista e aperto verso la vita. Carino ma ingenuo (non perde neppure una puntata della sua soap opera preferita), affronta la vita con un sorriso stampato sul volto e neppure quando è in pericolo di vita si ricorda che in fondo il mondo non è tutto rose e fiori. Quando perde il lavoro a Dieppe, la sua città, decide di partire per Marsiglia, per cercare il padre che non conosce. Sceglie l’autostop come mezzo di trasporto, e non esita a prendere strade secondarie e a preferirle a modi di viaggiare più veloci e diretti. Lungo la strada incontra una serie di persone: una interessante lista di contro-stereotipi, una famiglia ideale che lui si ricostruisce lungo il tragitto. Il film racconta con i toni leggeri della fiaba un viaggio tra la Normandia e Marsiglia in cui alla necessità di un legame di sangue si sostituisce la possibilità di una famiglia elettiva aperta e liberata da costrizioni sociali.

ACHILLES
Barry Purves 1995 - 11’ v.o.inglese
Cortometraggio d’animazione in plastilina che rievoca le gesta storiche dell’eroe greco Achille. Lo sforzo bellico del conflitto troiano aggiunge problemi alla già complessa relazione tra Achille e Patroclo; insieme portano il loro amore quando i greci cercano la vendetta su Troia. Dopo nove anni di assalto alla città, Achille si ritira dalla battaglia quando Agamennone, re greco, gli nega una schiava troiana presa come prigioniera. In assenza di Achille, Patroclo conduce i greci in battaglia, con tragiche conseguenze. Per vendicare la sua morte e allontanare il suo dolore, Achille affronta Ettore.

 

BEEFCAKE
T.Fitzgerald (USA 2000) - 90’ v.o.inglese con sott.italiani
In parte documentario e in parte film, Beefcake esplora il mondo che ruotava attorno ai magazines come "Physique Pictorial", rivista di nudo maschile degli anni Cinquanta. Con umorismo ed eleganza, il giovane regista Thom Fitzgerald ricostruisce il mondo gay degli anni 50, attraverso interviste con i fan e i fotomodelli delle pubblicazioni del tempo e spezzoni di pellicola, facilitando la riscoperta di una parte importante della storia della comunità gay. Fa da filo conduttore la vicenda di Bob Mizar, fondatore dell'Athletic Model Guild, che raccoglieva e ospitava nella sua casa bei ragazzi prestanti, da incoraggiare all'esercizio fisico e da avviare alla carriera di modelli. Mizar era un omosessuale tutt'altro che dichiarato e sua madre, che pur lo assisteva ineffabile nella gestione della sua factory di bei maschioni e nella confezione dei perizomi, apprese in maniera inequivocabile delle pratiche erotiche che vi avvenivano solo in occasione del processo per oscenità e sfruttamento della prostituzione intentato al figlio. Anche se la maggioranza dei modelli facevano effettivamente marchette, alcuni di loro non erano omosessuali e pensavano in buona fede che lo scopo dell'associazione fosse mostrare ai giovani americani il modo migliore per crescere sani e virili. E' proprio questo curioso paradosso questa improbabile ingenuità che il film si propone di restituire, ricostruendo le pose un po' ridicole nelle quali cui i modelli venivano ritratti, indossando succinte vesti di marinaretti, angeli o lottatori greci e romani. Nulla di veramente osceno o volgare, ma piuttosto di kitsch: versione alla buona di quel culto della bellezza dei nudi maschili nel mondo classico che aveva ispirato tanti artisti decadenti. Ma Bob Mizar non è stato un artista, né un grande fotografo e neppure un paladino della libertà di stampa erotica come Larry Flynt. E' stato una sorta di Ed Wood del nudo maschile, una figura minore che Fitzgerald rievoca con affetto, alternando la ricostruzione della sua vicenda con inserti di repertorio e interviste attuali ad alcuni modelli di allora: come l'attore-simbolo di Andy Warhol Joe Dallesandro, o il guru del culturismo Jack La Lanne. Il risultato è un omaggio garbato a un piccolo mondo antico fatto di peccati clandestini e di presunta innocenza.