VENERDI 19/11/04
KUKUSHKA![]() A.Rogozhkin (R ussia
2002) 100 v.o.russo/lappone/finlandese sott.
italianiSettembre 1944, finlandesi e russi combattono su fronti opposti. Kukushka è l'appellativo con il quale i soldati sovietici chiamavano i cecchini finlandesi durante la seconda guerra mondiale. Kukushka è anche il nomignolo di Anne, una giovane lappone che abita tutta sola in una piccola casa di pietra sperduta tra steppe sconfinate. Uno strano scherzo del destino fa incontrare sulla sua porta un soldato finlandese in fuga, Veiko, e un capitano dell'Armata Rossa non meno nei guai, Ivan. Sono nemici, non si capiscono, e costretti ad accettare le cure della paziente Anne, che a loro si dedica considerandoli per quello che sono: esseri umani. Comincia così una strana convivenza costellata di incomprensioni causate dal fatto che i tre parlano lingue diverse prima ancora che dagli odii dovuti alla guerra. Ad Anne il compito di sciogliere i nodi di una relazione difficile, come solo una donna sa e può fare. Girato nello splendido scenario della pianura lappone, "Kukushka - Disertare non è reato" di Aleksandr Rogozhkin è uno dei film attraverso i quali la cinematografia russa sta lentamente riemergendo dal letargo che l'aveva colpita da qualche anno. Kukushka ne è un felice esempio. E' un'opera lieve, capace di rinnovare un linguaggio classico pur restando nella tradizione, ma soprattutto di scaldare il cuore grazie al racconto diretto di emozioni e sentimenti. Senza contare che si fa beffa della violenza e della morte con l'unica arma davvero universale, l'amore. Non si faccia però l'errore di pensare a un film pensante, nobile negli intenti e insopportabile nella forma, Kukushka è al contrario attraversato da una sottile vena umoristica che emerge soprattutto nei dialoghi surreali. Divertire e al tempo stesso far pensare è l'obiettivo centrato da Rogozhkin, una vittoria degna di nota. |
VENERDI 26/11/04
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VENERDI 3/12/04
ATANARJUAT (THE FAST RUNNER) Zacharias Kunuk (Canada 2001) 167 v.o.inuktitut sott.inglesi Questo è il primo film Inuit al mondo, diretto dal regista Inuit Zacharias Kunuk e prodotto da una casa cinematografica Inuit, basato su una storia tradizionale Inuit e recitato da attori Inuit. Il regista Kunuk ha sviluppato negli anni uno stile di ricostruzione della cultura tradizionale per i suoi cortometraggi, ed ora è arrivato a questopera che gli è valsa la Camera DOr al Festival di Cannes, nonché lentusiasmo della critica per il suo ampio respiro, la sua bellezza e la bravura cinematografica. Nel raccontare lepica storia di una lotta contro spiriti malvagi e di rivalità amorose, i filmmakers hanno ricostruito lautentico aspetto e sapore della vita nomade Inuit precedente ai contatti con le culture europee. Fare quest o film ha implicato ricerche su antiche arti
e costumi, e riportarli in vita con artisti locali ed
anziani delle tribù che hanno fatto a mano tutti i
costumi e le scenografie. Il film narra di uno spirito
maligno che si impossessa di una delle famiglie della
comunità Inuit di Igloolik, nel gelido nord canadese,
scombinando i disegni pacifici dei vecchi, causando un
omicidio, tanto odio, uno stupro, cui segue un rito di
riconciliazione finale. Il grasso di foca unica sorgente
di riscaldamento, le pelli di foca come abiti, la neve e
il ghiaccio parti integranti della vita di ognuno; la
promiscuità sessuale totale. La vita scandita dalle
migrazioni dei caribù e dei leoni marini; vissuta in
comunità di trenta/quaranta persone più i cani.
ATANARJUAT è un profondo reportage etnologicamente e
filologicamente ineccepibile sul popolo Inuit. Degan di
nota la sequenza di corsa prolungata a piedi nudi sulla
banchisa. |
VENERDI
10/12/04
A MONGOLIAN TALE
Xie Fei (Cina/Mongolia
1996) 100 v.o. con sott.inglesi
Un orfano viene mandato a
vivere con la nonna adottiva in Mongolia, dove cresce insieme
alla nipote di questa, cui si affeziona. Cresciuto, si accorge di
provare un sentimento per la ragazza con cui ha vissuto. Parte
per andare a studiare in città, sperando di ritrovarla al
ritorno e finalmente poterla sposare. Ma quando torna quattro
anni dopo si rende conto che lei si è legata ad un altro e ne ha
avuto dei figli. Così, disperato, si allontana nuovamente. Al
suo ritorno diversi anni dopo, l'incontro con la donna amata ha
questa volta un lieto fine. Storia di grandi sentimenti
ambientata nei vasti e meravigliosi spazi della terra mongola.
Tratto dal romanzo di uno scrittore cinese.
VENERDI 17/12/04
URGA - Territorio d'amore
N.Michalkov (Francia/URSS
1991) 118 v.o. russo/mongolo sott. Italiani
Gombo è un pastore della
Mongolia cinese che trascorre la sua esistenza nel segno della
tradizione e di un amore appassionato per la moglie Pagma;
l"urga" è il suo laccio-bastone del comando, per
accalappiare il bestiame, o la moglie poco arrendevole, ma anche
vessillo indicatore dei momenti di intimità. Pagma è una donna
più emancipata, memore delle disposizioni demografiche (con i
loro tre figli sono già "fuorilegge") e quindi
preoccupata della selvaggia incoscienza del marito. Più
civilizzato ma non meno estroverso e "primitivo" è
Sergei, un compagnone russo bloccato nella steppa da un guasto al
camion, che trova nella franca ospitalità della famiglia mongola
un microcosmo ecologico-romantico, una cultura forse arcaica, ma
ricca di sincera solidarietà. Per Gombo l'incontro con Sergei è
l'occasione per riprendere contatto con la città, dove la moglie
gli ha ben indicato cosa andare a comprare in farmacia, ma il
sorriso disarmante delle giovani commesse mette in imbarazzo il
povero pastore. In compenso egli saprà come togliere dai
pasticci l'amico arrestato per ubriachezza molesta, e si
ricorderà di portare a casa sui suoi cavalli altri simboli del
progresso quali una bicicletta e un televisore. Uno strano incubo
lo assale sulla strada del ritorno: tradizione e modernità si
scontrano nel riflesso simbolico dello schermo televisivo, ma
ormai la contaminazione culturale è un fatto. Gombo può ancora
permettersi di fare all'amore con sua moglie senza remore, ma
sarà proprio la voce del suo quarto figlio a raccontarci, anni
dopo, lo snaturamento di usanze e ambiente. 