Cinerassegna sull'Africa con films d'autore, documentari d’inchiesta e denuncia, reportages giornalistici, produzioni cinematografiche mainstream occidentali vecchie e nuove.

per vedere la programmazione già effettuata nella 
PRIMA PARTE della rassegna: 
dall'11/10 al 16/11

Proiezioni gratuite presso SALAVISIONI XM24
ExMercato24 Via Fioravanti 24 
Quartiere Bolognina (BO) 
http://isole.ecn.org/xm24

SECONDA PARTE:

gio 22/11/07 - ore 21,00
U-CARMEN E-KHAYELITSHA
Mark Dornford-May – Sudafrica 2005 – 120’ – v.or.xhosa sott.inglese
Una versione cinematografica in chiave sudafricana dell’opera liric
a Carmen di Bizet (il film ha avuto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino), in cui il libretto di Bizet è stato interamente tradotto e riadattato in dialetto locale xhosa, alternando alle celebri arie liriche alcune musiche locali.
Carmen, forte e sicura di sé, lavora con altre donne in una fabbrica di sigarette del sobborgo sudafricano di Khayelitsha. Dopo una rissa con una collega, viene arrestata e affidata al sergente Jongi, che ella aveva già una volta tentato di provocare e sedurre. Jongi si innamora follemente e lascia la polizia per seguire Carmen nella vita, ai limiti della legalità, che la donna conduce nella township. La gelosia del sergente e la tendenza all’autodistruzione di Carmen porteranno i due amanti alla rovina.
ven 23/11/07 - ore 21,00
BOPHA !
Morgan Freeman – USA 1993 – 114’ – vers.francese

L’esordio alla regia per l’attore Morgan Freeman. Micah Mangena è un sergente delle forze di polizia sudafricane, cieco sostenitore dello status quo. Ma il terribile conflitto che lacera il tessuto sociale del Sud Africa nel 1980 sta per mandare in frantumi anche il suo mondo. Suo figlio ha preso coscienza del fatto che il sistema dell’apartheid è il male… e che Micah è parte di quel sistema. “Bopha” è una parola Zulu che significa “arresto, detenzione”. Per il regime oppressivo è uno strumento di potere. Per le crescenti folle di attivisti, un grido di protesta.
sab 24/11/07 - ore 21,00

ore 22,30

THE MAN WHO DROVE WITH MANDELA
Greta Schiller – UK/USA 1998 – 82’ – v.or.inglese sott.italiano

Quando nel 1962 Nelson Mandela viaggiava in incognito attraverso il Sudafrica per organizzare la resistenza armata al regime, la sua identità di copertura era quella di autista di un distinto uomo bianco. Quell’uomo era Cecil Williams (1909-1979), uno tra i maggiori registi teatrali di Johannesburg, militante nella lotta contro l’apartheid, e omosessuale. Durante e dopo la Seconda Guerra mondiale Williams fu attivista di spicco nell’organizzazione antifascista Springbok League ed anche nel Partito Comunista Sudafricano. Negli anni ’50 lavorò per il Congresso dei Democratici (alleato dell’African National Congress). Costretto alla clandestinità insieme a Nelson Mandela quando quest’ultimo rientrò illegalmente nel paese dal Botswana come capo del braccio armato dell’ANC, Williams fu arrestato presso Pietermaritzburg nel
1962. Fuggì in esilio in Gran Bretagna con il suo amante scozzese, e là morì nel 1978. Anche Mandela venne arrestato nel 1962, condannato all’ergastolo e liberato 28 anni dopo, nel 1990. I leaders dell’ANC hanno attribuito a C.Williams il merito di aver avuto un impatto determinante sulla loro comprensione dell’omosessualità, preparando il terreno all’adozione di politiche per i diritti degli omosessuali da parte dell’ANC alla fine degli anni 80.  
COUNTRY OF MY SKULL 
John Boorman – UK/Sudafrica 2003 – 100’ – vers.italiana

Un giornalista del Washington Post, viene spedito in Sud Africa dal suo editore per intervistare il più famoso torturatore della polizia durante il periodo dell’apartheid, e seguire le udienze della commissione per la verità e la riconciliazione. Tratto dal libro omonimo di Antjie Krog.
Una produzione mainstream mediocre, in confronto a RED DUST di Tom Hooper, film molto migliore sulla stessa tematica.
gio 29/11/07 - ore 21,00
RED DUST
Tom Hooper – Sudafrica/USA 2004 – 110’

La vicenda di Red Dust, tratta dal romanzo omonimo di Gillian Slovo, è ambientata nel Sudafrica del post-apartheid, durante uno dei processi del “Truth & Reconciliation Commission” indetti per evitare lo scoppio di una
guerra civile tra la maggioranza nera del paese e la minoranza bianca che fino a non molto tempo prima deteneva il potere. Tali processi prevedono la piena amnistia per gli esponenti delle forze di sicurezza del vecchio regime che ammettono completamente i propri crimini (compresi la tortura e l’omicidio) davanti ad una commissione di giudici. A questo speciale tribunale si rivolge il poliziotto Dirk Hendricks, accusato di sevizie, e sospettato per la scomparsa di un giovane esponente dell’ANC, Steve Sizela; ma un amico di quest’ultimo, l’attivista politico Alex Mpondo, si oppone alla richiesta di amnistia. A rappresentarlo nella sua battaglia legale è la giovane avvocatessa Sarah Barcant, di origini sudafricane, che era fuggita a New York anni prima. Il film ricostruisce lentamente, attraverso le fasi del processo, i terribili giorni di torture vissuti da Mpondo e dal suo amico. Nella vicenda si insinuano a mano a mano nuovi particolari che gettano ombre sulla posizione della “vittima” e più in generale sul significato vero della Giustizia. Un grande film interessante e controverso.
ven 30/11/07 - ore 21,00
HIS BIG WHITE SELF
Nick Broomfield – UK 2006 – 93’ – v.or.inglese

Un movimentato e sconcertante ritratto del leader filonazista sudafricano Eugene Terreblanche, esponente della white supremacy durante gli anni dell’apartheid. Il regista aveva già preceden
temente realizzato un documentario su di lui (“The Leader, The Driver And The Driver’s Wife”) nel 1991, indispettendolo talmente da riceverne in cambio minacce di morte e intimidazioni terroristiche. Quindici anni dopo ha però sentito la necessità di tornare a filmare questo personaggio e i suoi seguaci, realizzando un altro imperdibile video che documenta come anche nel Sudafrica post-apartheid sopravvivano ancora queste ideologie e la tenacia in questo “credo”.
sab 1/12/07 - ore 21,00

ore 22,30

TSOTSI
Gavin Hood – Sudafrica 2005 – 91’ – vers.italiana

Un giovane e spietato gangster vive in una baraccopoli alla periferia di Johannesburg. La sua vita fatta di rapine e pestaggi a sangue cambia improvvisamente quando, dopo aver rubato l’auto, e sparato ad una ricca donna, trova nel sedile posteriore un bebè. Costretto, ma al contempo lieto di doversene prendere cura per non farsi scoprire ed arrestare, il giovane farà dell’occasione il pretesto per la sua redenzione…
Tsotsi è un film globalizzato, siamo in Africa, ma potremmo essere nel Bronx newyorkese. Nessun accenno all’apartheid (gli unici ricchi a vedersi sono di colore), quel che si denuncia sono le condizioni in cui si trovano a dover crescere i bambini senza (o con pessimi) genitori. Un viso e uno sguardo (quelli del protagonista Tsotsi) impenetrabili, montaggio veloce ed “energetico”.
CATCH A FIRE
Phillip Noyce – UK/Sudafrica/USA/Fr 2006 – 101’ – vers.italiana
Patrick Chamusso, operaio della Secunda Oil Refinery, è un uomo che non si occupa di politica. Però, nel clima di grande tensione razziale in Sudafrica negli anni 80, viene arrestato, ed accusato ingiustamente di aver partecipato all’attentato contro la raffineria petrolifera in cui lavora, nonostante ciò sia avvenuto proprio nel giorno in cui lui era in permesso. Patrick ha quindi un alibi, ma preferisce confessare di aver partecipato all’attentato, quando viene a sapere che la polizia ha torturato brutalmente sua moglie.
Quando un poliziotto meno crudele degli altri capisce la verità, lo rilascia, ma Patrick ormai é così disilluso e disperato che decide veramente di unirsi all’African National Congress, offrendosi volontario per il prossimo attentato.
gio 6/12/07 - ore 21,00

ore 22,00

LE RETOUR DE L'ONCLE BELGE
P.Dutilleul – Belgio 2004 – 62’ – v.o.fr.

Un interessante documento sull’azione degli istruttori militari belgi e francesi in R.D.Congo durante la missione “Avenir” nel 2004.
Il presidente congolese Joseph Kabila nel settembre 2003 sollecita l’assistenza militare del Belgio (ex-padrone coloniale del Congo) in un quadro di “partenariato”, al fine di fondare un nuovo esercito nazionale riunendo le 4 grandi fazioni armate rivali che hanno scatenato la guerra civile in Congo negli ultimi anni: le Forces Armées Congolaises (FAC) vicine al governo, le truppe del Rassemblement Congolais pour la Démocratie (RCD) sostenuto dal Rwanda, i combattenti del Mouvement de Libération du Congo (MLC) alleato dell’Uganda, e i Mai-Mai (miliziani attivi nelle foreste).
L’unificazione militare era una delle condizioni richieste dal processo di pace imposto dagli accordi di Pretoria (Sudafrica) nel dicembre 2002. A livello politico questa unificazione avrebbe poi dovuto condurre il paese alle elezioni democratiche del giugno 2005.
Il Belgio ha perciò inviato un distaccamento di 200 istruttori militari nella città martire di Kisangani, per la formazione della prima Brigata congolese mista, composta da tre battaglioni di 888 militari, e questa nuova unità viene destinata all’apprendimento delle tecniche di peacekeeping (molti belgi fanno parte della MONUC, la missione ONU incaricata del peacekeeping in Congo), al fine di essere poi impiegata nella martoriata e instabile regione dell’Ituri.
CONGO NA BISO
C.D.Liedekerke/Y.Muller – Belgio 2006 – 52’ – v.o.fr
Cinque antichi nemici si contendono il potere alla vigilia delle elezioni in Congo: il presidente Kabila e quattro vicepresidenti ciascuno di loro alleato con Ruanda, Uganda o oppositori.
Il popolo esige la democrazia, l’ONU osserva. Il film ci mostra l’epoca post-Mobutu, la sua disillusione ma anche il suo fervore. Da Kinshasa agli angoli più lontani di questo grande paese che è l’ex-Zaire, tutti testimoniano la difficoltà di instaurare una vera democrazia nel paese. Il Congo, saccheggiato da tutti, dai propri dirigenti ai Paesi vicini, martoriato da anni di guerra civile, si riprenderà?

ore 23,00
CONGO: UN COMBAT POUR LA VIE
Patrick Forestier – France 2006 – 35’ – v.o.fr
Dall’epoca del genocidio dei tutsi in Ruanda nel 1994, la provincia congolese del Sud-Kivu è alla mercé dei ribelli ruandesi hutu e delle milizie dell’esercito congolese che stuprano, torturano, mutilano e massacrano le donne della regione, nella piu’ totale impunità. La telecamera segue l’attivista Christine, che ha scelto di rimanere in questo caos per aiutare queste donne abbandonate, e per raccogliere le loro atroci testimonianze. Atti di barbarie insostenibile, resi intelligibili dal pudore di questo reportage che ci fa interrogare sulla natura umana.
CHRISTINE SCHULER DESCHRYVER – nata a Katana (Rep.Dem.Congo) nel 1964, di nazionalità belga e congolese, militante dei diritti umani. Si occupa delle migliaia di donne e bambini vittime di stupri di massa e violenze nel Sud Kivu (Est RDC). E’ ugualmente attiva nel campo della salvaguardia ambientale, specialmente nel Parco Nazionale del Kahuzi Biega. Lavora dal 1995 alla cooperazione tecnica tedesca per conto della quale supervision l’amministrazione e la logistica dei programmi di sviluppo e di aiuto alimentare urgente nell’est del Congo.

ven 7/12/07 - ore 21,00

WHITE KING, RED RUBBER, BLACK DEATH
Peter Bate – Belgio 2003 – 108’ – v.or.fr.
La pagina nera del colonialismo belga: come Re Leopoldo II del Belgio trasformò il vastissimo territorio del Congo in un suo possedimento personale, tra il 1885 e il 1908. Sotto il suo controllo, il Congo divenne un campo di lavoro forzato di terribili brutalità: torture, mutilazioni, stragi. Mentre il sovrano si atteggiava a protettore degli Africani dagli schiavisti arabi, in realtà plasmava un impero del terrore basato sulla raccolta della gomma. 
Il governo belga non ha gradito questo documentario, che dipinge Leopoldo come un precursore morale di Hitler, reponsabile dello sterminio di 10 milioni di persone durante il rapace sfruttamento delle ricchezze naturali del Congo.  Nelle strade di Bruxelles si possono ammirare tanti bellissimi e grandiosi monumenti, ma nulla, neppure una targa, ci ricorda che sono stati costruiti con la ricchezza depredata al Congo e con il sangue dei congolesi. Se i congolesi oggi non fossero così indeboliti da guerre civili e disastri storici avrebbero potuto far sentire forte la loro voce, ed essere riconosciuti storicamente, come già gli Ebrei e gli Afroamericani, uno dei più grandi olocausti della storia. Invece, ancora troppo pochi conoscono la gravità di questo passato.
Nel frattempo, Leopoldo viene ancora considerato un grande re, “civilizzatore di selvaggi”, e una nuova statua in suo onore è stata recentemente eretta in Belgio. Perciò, chi guarda l’odierna situazione in Congo e inorridisce per le atrocità della recente guerra civile, dovrebbe anche interrogarsi sul quando e chi fu a introdurre per primo la barbarie in questo paese.

sab 8/12/07 - ore 21,00

ore 22,00

CONGO: THE RIVER THAT SWALLOWS ALL RIVERS
Brian Leith – doc 54’ – v.or.inglese

Il Congo era considerato nel secolo scorso la “tomba dell’uomo bianco”, il “cuore di tenebra” di J.Conrad, un “paese selvaggio che parla di incubi e di morte violenta”.  I mercanti rimanevano sulle coste perché la foresta pluviale era troppo fitta e impenetrabile, e correvano voci che fosse piena di malattie mortali e feroci cannibali.  I nomi dati dai colonizzatori alle coste dell’Africa occidentale ne narrano il sanguinoso passato: Costa d’Avorio, Costa degli Schiavi (oggi Benin), Costa d’Oro (oggi Ghana).
Anche oggi purtroppo il Congo è un luogo di stragi, per le diverse guerre civili succedutesi, e la foresta è ancora talmente densa da rendere impraticabili le comunicazioni da una zona all’altra del paese. La fauna che nasconde è però ancora ricchissima di specie, tra cui molti primati ed elefanti. Il Bacino del Congo è il secondo bacino fluviale più grande al mondo, gemello del Rio delle Amazzoni, ed è definito dai nativi “il fiume che inghiotte tutti i fiumi”.
Questo documentario realizzato nell’arco di tre anni, mostra gli angoli piu’ remoti del Congo, scoprendo una terra di straordinarie sorprese. Dalla sorgente del fiume nel nord Zambia con le sue montagne innevate, alle paludi del Bangweulu, dove trovò la morte David Livingstone nel 1873 mentre cercava le sorgenti del Nilo. Più a valle, nell’est del Congo, il fiume si allarga, ed è chiamato Lualaba: riceve le acque dal profondo Lago Tanganyika. Il fiume Congo è talmente largo che è impossibile per gli animali passarlo a guado: sul lato nord sono stanziali gli scimpanzè, sul lato sud vivono i bonobo. L’oceano Atlantico conclude il corso del Congo nel suo lussureggiante delta.
Rimaniamo in attesa di poter vedere (e proiettare) l’ottimo documentario di Thierry Michel del 2005 CONGO RIVER – AU DELA’ DES TENEBRES

HEART OF DARKNESS
Nicolas Roeg – USA 1994 – 100’ – vers.italiana

Tratto dal romanzo omonimo del 1902 di Joseph Conrad:
la raffigurazione degli abissi d’atrocità di cui è stata capace la rapacità coloniale europea, e lo sguardo occidentale carico di esotico su un paese allora misterioso, sconosciuto e pieno d’insidie. 
Su incarico di una compagnia di traffici belga, il capitano Marlowe risale il fiume Congo per arrivare fino alla Stazione Interna, quella gestita dal leggendario Kurtz come ultimo isolato avamposto. Le ultime notizie su questo personaggio sono vaghe, frammentarie e inquietanti. Forse nasconde grandi quantitativi d’avorio, forse è impazzito, o forse è morto. Questo è il film che Orson Welles avrebbe voluto fare, e che invece girò Coppola chiamandolo “Apocalypse now”. Nicolas Roeg lo adatta per la Tv correttamente, ma senza grandi voli, anche se il cast era promettente (tra gli attori: Tim Roth, Isaac De Bankole, John Malkovich).
gio 13/12/07 - ore 21,00

NHA FALA
Flora Gomes – GuineaBissau/Port/Fr 2002 – 110’ – v.or. sott.francese
Commedia musicale coloratissima che racchiude tutta l’allegria, la vitalità e la ricchezza umana di un popolo ai confini del mondo: la Guinea Bissau. Anche qui l’attrice protagonista è la bella Fatou Ndiaye (come nei già proposti “Fatou la malienne” e “Un dimanche à Kigali”). 
Girato a Capo Verde in lingua creola, Nha Fala, tradotto con La mia voce, ma che vuol dire anche “destino”, “strada”, “cammino”, è simbolicamente la storia di un percorso, quello della protagonista, Vita, che dovrà abbandonare il proprio paese per tentare di conquistare una propria emancipazione sociale, per poi tornare in qualche modo trasformata; ma è anche la storia di un popolo africano che vuole andare avanti e trovare una propria collocazione nella geografia del mondo civile. Nel film compare a più riprese la statua del grande Amilcar Cabral, l’uomo più importante nel processo di liberazione della Guinea Bissau, assassinato pochi mesi prima della conquista dell’indipendenza. “Ho voluto proporre con questo film l’immagine di un’altra Africa, lontana dai soliti cliché sulla povertà, le guerre, la fame: un’Africa in cui si muore ma in cui si vive anche” spiega il regista che, quindi, punta sulla forza vitale del canto e della musica per far emergere la positività di un paese in rinascita. Eppure, tra i colori frastornanti, i ritmi prorompenti delle musiche africane, la carica energica dei personaggi, Flora Gomes non esita a denunciare i paradossi e le contraddizioni che continuano a martoriare un popolo ricco di potenzialità, dalle disuguaglianze razziali alle gravi difficoltà lavorative che costringono gli africani ad emigrare.

ven 14/12/07 - ore 21,00

HYENES
Djibril Diop Mambety – Senegal 1992 – 113’ – v.or. sott. inglese
Linguère, una donna diventata miliardaria, torna al paese natale dopo 30 anni, annunciando che elargirà un dono di 100 miliardi al villaggio di Colobane. Ma ad una condizione: la messa a morte di Draman, l’uomo che tanto tempo prima l’aveva messa incinta e l’aveva abbandonata, pagando persino due falsi testimoni per negare la paternità del bambino.
Stupore, meraviglia, sogno sono gli elementi cardine di questo lungometraggio, che ha una assonanza con le atmosfere dense e macabre delle pagine di Dürrenmatt. La protagonista è una figura carismatica che illumina la scena ma suggerisce anche una profonda inquietudine. Il film si sviluppa tra misteriose apparizioni, mescolamento tra identità dei personaggi, tra passato e presente, tra leggenda e realtà.

sab 15/12/07 - ore 21,00

CATCH A FIRE  Phillip Noyce – Sudafrica/USA/UK 2006 – 100’ – italiano 
(replica del film interrotto 2 settimane fa)

ore 22,30
GOODBYE BAFANA
Bille August – Sudafrica/Fr/UK 2007 – 140’ – italiano
James Gregory, un bianco afrikaner cresciuto in una fattoria, capace di parlare la lingua Xhosa, era il candidato ideale per sorvegliare Nelson Mandela ed i suoi compagni, rinchiusi nel carcere di Robben Island. Da principio fortemente convinto dell’inferiorità della razza nera, col tempo il giovane secondino rimarrà talmente influenzato dal carisma e dalle parole di Mandela, fino ad attraversare una totale conversione di animo e idee, diventando un convinto sostenitore della lotta portata avanti dal leader Mandela, futuro Presidente del Sudafrica.
Produzione mainstream non eccezionale.

gio 20/12/07 - ore 21,00 ore 22,30

LE BALLON D’OR
Cheikh Doukouré – Guinea/Francia 1994 – 90’ – v.or. francese
Bandian ha 12 anni ed è campione di calcio nel villaggio guineano di Makono. Lo stregone gli predice un futuro di gloria, finchè una dottoressa gli regala un pallone di vero cuoio, col quale finalmente può giocare come si deve. Il suo idolo è il grande calciatore africano di quegli anni, Roger Milla. Le difficoltà della realtà africana sono notevoli, ma nel film le cose sono viste attraverso gli occhi di un bambino entusiasta di vivere. Il calcio per lui diverrà il più rapido ascensore sociale in quella situazione, e per questo la sua passione verrà accettata dalla famiglia. Sempre attraverso una chiave sorridente, il regista ci mostra come nelle società povere dove la giustizia è inesistente, spesso la sopravvivenza debba passare attraverso la frode e la corruzione, e l’arte di arrangiarsi diventa il mezzo per emergere (analogie con il già proiettato film burkinabé Ouaga Saga). Il talento di Bandian lo farà arrivare fino in Europa, ma il finale aperto non ci dice esplicitamente quale sarà la sua sorte…

KEITA l’heritage du griot
Dani Kouyaté – Burkina Faso 1994 – 94’ – v.or.sott. francese
Una pagina della storia africana: l’epopea mandinka, e il rischio della sua progressiva cancellazione dalla memoria collettiva. In questo film (dallo stesso regista di Ouaga Saga, lui stesso di famiglia griot) vengono rappresentati i racconti «magici» dell’anziano griot Deliba: il protagonista lascia il villaggio per recarsi in città ad iniziare il giovane Mabo alla conoscenza di sé, attraverso la storia dei suoi antenati. L’opera, in cui è incastonata la storia del sovrano Sundiata Keita fondatore dell’impero mandinka, fa riflettere sull’incompatibilità moderna tra la conoscenza tradizionale e il sapere istituzionale di tipo occidentale, imposto dalle scuole e dagli organi dell’istruzione fortemente globalizzanti. Si evidenzia la funzione di inculturazione che la parola possiede, ma anche i suoi limiti: l’oralità espone maggiormente la cultura africana agli attuali disarmonici squilibri del neocolonialismo economico e culturale, che rischiano di far perdere alle popolazioni le conoscenze tradizionali e la propria identità storica. Fu proprio il timore di vedere svanire negli anni la memoria storica di un popolo che indusse il grande letterato Amadou Hampâté Bâ a lanciare il monito: «ogni griot che muore, per l’Africa, è una biblioteca che brucia».

ven 21/12/07 - ore 21,00

CEDDO
Sembene Ousmane – Senegal 1976 – 120’ – v.or. sott. inglese
Il vecchio leone del cinema africano è morto a Dakar il 9 giugno 2007 all’età di 84 anni, dopo mesi di malattia. Numerosi festival hanno dedicato restrospettive all'opera di Sembene Ousmane, e perciò non potevano mancare i suoi films nella rassegna VISIONI DA UN CONTINENTE.
Questo film è ambientato nel diciassettesimo secolo, e descrive un periodo nel quale la popolazione vive sottomessa alla violenza di due potenze straniere e culturalmente diverse: l’Islam, che ha convertito il re e la sua corte, e il colonialismo europeo, rappresentato da un mercante di schiavi e da un prete cattolico.
L’opera ci narra dell’islamizzazione forzata di una comunità già divisa tra la religione animista e quella cattolica. A tutto questo si oppongono i “ceddo”, gli uomini del rifiuto, che lottano contro questa imposizione. Una forte accusa contro l’assolutismo religioso ad opera di un regista che si dichiara materialista e ateo. Il film è stato proibito in Senegal con la scusa di non conformità del titolo all’ortografia ufficiale, in verità, perché una sferzata contro la potente classe dei marabut.

gio 27/12/07 - ore 21,00

CAMP DE THIAROYE
Sembene Ousmane – Senegal 1987 – 150’ – v.or.francese
Un episodio storico e un orrendo crimine del colonialismo francese in Senegal: il massacro di un centinaio di soldati di fanteria dell’Africa occidentale nell’esercito francese che, dopo aver combattuto sui diversi fronti della seconda guerra mondiale, furono rimpatriati a Dakar, sistemati nel campo di transito di Thiaroye e all’alba del 1° dicembre 1944 trucidati perché avevano osato ribellarsi, pretendendo per intero il salario che gli era dovuto. È’ un film di denuncia anticoloniale e antimilitarista fondato sull’analisi del meccanismo del razzismo e dello sfruttamento dell’uomo, affidato a un linguaggio diretto, non appiattito sugli intenti didattici e che evita quasi sempre le trappole enfatiche dell’oratoria.