Rassegna tematica sull'Africa dall'11 ottobre al 21 dicembre 2007
con films di grandi registi africani, documentari d’inchiesta e denuncia, reportages giornalistici, produzioni cinematografiche mainstream occidentali vecchie e nuove.

In occasione del ventennale dell'assassinio di Thomas Sankara (15 ottobre 1987)
la rassegna si apre con una serie di films e documentari dal Burkina Faso.
Si invita alla firma della petizione "Giustizia per Sankara":
http://www.ipetitions.com/petition/Sankara20/
http://www.sankara20ans.net

Proiezioni gratuite presso SALAVISIONI XM24
ExMercato24 Via Fioravanti 24 Quartiere Bolognina (BO)

gio 11/10/07 - ore 21,00

ore 22,30

OUAGA SAGA 
Dani Kouyaté – Burkina Faso 2004 – 85’ – v.or.fr. 
Commedia urbana sulla realtà del Burkina di oggi, dove in un universo positivo e gioviale coesistono preoccupazioni economiche, disoccupazione giovanile e volontà di riuscita. La città di Ouagadougou è la protagonista, con la sua vitalità e il suo dinamismo, l’arte dell’arrangiarsi e l’amore per il cinema. Gli effetti speciali accentuano il tono leggero e comico del film, dandogli il sapore del racconto popolare magico. 
THOMAS SANKARA 
B.Bakupa Kanyinda – R.D.Congo 1991 – doc 26’ – v.or.fr. 
Ritratto di un leader africano che ha tentato di cambiare il volto del continente (1949-1987). L’Alto Volta, ex-colonia francese indipendente dal 1963, viene battezzato Burkina Faso nel 1984 (“Paese degli uomini integri”) durante la “rivoluzi
one burkinabé” condotta dal Capitano Thomas Sankara: gli occhi del mondo si volgono a questo piccolo paese che tenta un cambiamento politico-economico originale e potente, un sogno fino allora mancato dai vari Lumumba, Nkrumah, Cabral. Ma il 15 ottobre 1987 Sankara viene assassinato da truppe agli ordini del suo braccio destro Blaise Compaoré, che diverrà presidente, dopo averlo seppellito in una sconosciuta fossa comune… Una speranza di riscatto sociale per un intero paese, bruscamente interrotta. 
MOI ET MON BLANC 
Pierre Yameogo – Burkina Faso/Fr/Svizz 2004 – 90’ – v.or.fr.sott.italiano 
Uno studente burkinabé a Parigi da sei mesi non riceve più la borsa di studio dal suo paese e non può rinnovare il permesso di soggiorno. Per sopravvivere diventa lavoratore clandestino e fa il guardiano notturno in un parcheggio, scoprendo un universo di prostituzione e spaccio. Un giorno trova un pacchetto nascosto da due trafficanti, e si tiene il conten
uto. Braccati dai banditi, lui e un suo collega devono fuggire, prima in periferia, poi più lontano, direttamente in Burkina… Commedia leggera e irriverente di critica sociale.
ven 12/10 - ore 21,00

ore 22,00

UN HOMME INTEGRE A L’OMC 
J.P.Lepers - Francia 2003 - doc 55’ – v.or.fr. 
François Traoré, agricoltore burkinabé, ha saputo dar vita alla piu’ grande organizzazione africana dei produttori di cotone, difendendo i diritti dei coltivatori nei consessi internazionali, come la Conferenza Generale dell’OMC/WTO a Cancun nel 2003, dove ha portato (invano) le istanze dei produttori del terzo mondo nella “guerra del cotone” di Europa e USA contro i produttori africani di Mali, Ciad, Benin
e Burkina. 
Da questo video appare chiarissima la profonda ipocrisia degli aiuti internazionali ai pvs, quando la realtà è invece il totale impedimento, imposto dai paesi ricchi, ad un loro normale sviluppo economico autonomo. 
BAMAKO 
Abderrahmane Sissako – Mali/Fr 2006 – 115’- v.or.fr. 
Le vicende personali di una coppia in crisi, lei cantante, lui disoccupato, si mescolano agli atti di un tribunale pubblico nel cortile di una casa di Bamako: con citazioni da Aimé Césaire, il regista firma il suo “processo” alle istituzioni finanziarie internazionali (FMI e Banca Mondiale). I rappresentanti della società civile africana denunciano e mettono sotto processo il debito insensato, e insostenibile, che indebolisce il continente: alle parole sussurrate dei suoi film precedenti, Sissako oppone stavolta la potenza e l’urgenza del grido. Ma il regista denuncia nello stesso tempo la complicità dei poteri africani e di una parte della cosiddetta élite del continente, come si vede dal finto western all’africana – incastonato come un piccolo gioiello
all’interno del film e in cui è lui stesso uno degli attori, insieme ad altri registi tra cui Danny Glover e Elia Suleiman: per ricordarci, in maniera ironica e cinefila, che le responsabilità sono sempre condivise.
gio 18/10/07 - ore 21,00

ore 22,30

TASUMA 
D.Kollo Sanou – Burkina/Fr 2004 – 90’ – v.or.fr. 
Le vicende di un veterano della II°Guerra mondiale, Sogo Sanon, che ormai da 50 anni periodicamente si reca dal suo villaggio a Bobo Dioulasso, in cerca di una improbabile (ma ben meritata) pensione di guerra. Mai scoraggiato, anzi convinto che a breve riceverà il denaro, Sogo non esita a indebitarsi per comprare il mulino sognato dalle d
onne del suo villaggio. Quando viene gettato in prigione per insolvenza, le donne del villaggio manifestano per la sua liberazione. Per denunciare il problema dei veterani di guerra il regista ha scelto la dolcezza sottile della cronaca di paese, anziché il tono requisitorio dei più noti Camp de Thiaroye e Indigenes. 
HEREMAKONO 
Abderrahmane Sissako – Mauritania/Fr 2002 - 90’ v.or. 
Un piccolo villaggio di pescatori, quello di Nouadhibou,
sulla costa della Mauritania, e il deserto; una comunità che vive ai margini, là dove bisogna riconsiderare il ritmo dello stare nel mondo. Nel tempo sospeso, interiore e esteriore, si inscrive quest’opera di leggiadro humour e inscalfibile leggerezza. Il giovane Abdallah vi arriva per far visita alla madre prima di emigrare in Europa. Nell’attesa di ripartire, il ragazzo, che non conosce la lingua locale, osserva silenzioso e solitario l’universo che lo circonda. La vita scorre lenta, sospesa tra desiderio e melanconia, in attesa di un’ipotetica felicità.
ven 19/10 - ore 21,00

ore 23,00

FATOU LA MALIENNE 
L.Milebo/D.Vigne – Francia 2001 – 100’- v.or.fr. 
Fatou, una giovane parigina di origine maliana, vive con i genitori e il fratello. Appena diplomata, decide di non andare all’università, come vorrebbero i suoi, ma di dedicarsi al lavoro che le piace: creatrice di acconciature. I parenti però non vedono di buon o
cchio la sua indipendenza e determinazione, e le chiedono invece di sposarsi e fare una famiglia. Lei rifiuta, troppo presa dai suoi progetti di lavoro. Allora i familiari organizzano a sua insaputa il matrimonio con un giovane produttore musicale appena arrivato dall’Africa… Un film che ha scatenato molte polemiche nella comunità maliana in Francia. 
DAKAN 
Mohamed Camara – Guinea 1997 – 87’ – v.or.sott.inglese 
Due studenti di Conakry non sanno dove trovare un luogo per poter passare il tempo insieme, mentre i genitori vietano loro di vedersi. M
a la lontananza ha effetti pesanti su entrambi, nonostante i tentativi delle famiglie di “recuperarli ad una morale sociale normale”. E’ stato il primo lungometraggio girato sul tema dell’omosessualità nell’Africa subsahariana: una reintepretazione del conflitto di Romeo e Giulietta tra amore e convenzioni sociali. Il regista l’ha concepito come un omaggio a chiunque esprima il proprio amore in qualsiasi modo, nonostante gli ostacoli frapposti dalla repressione sociale.
gio 25/10/07 - ore 21,00

ore 22,30

GENERAL IDI AMIN DADA
 Barbet Schroeder – Francia/Svizz 1974 – 90’ – v.or.inglese 
In questo documentario, il dittatore pazzo Idi Amin, che ha oppresso ferocemente l’Uganda dal 1971 al 1979, e che non ha mai autorizzato sue biografie, accetta che una troupe straniera lo filmi o lo intervisti. Davanti alle telecamere parla delle sue “idee” in campo politico ed economico, ed appare chiaro anche il suo modo atroce e totalitario di “governare” il paese, eliminando chiunque non la pensi come lui. La cosa stupefacente è che l’uscita di quest’opera era subordinata all’autorizzazione del dittatore, che l’ha concessa (senza neppure rendersi conto di quale atto d’accusa contro di lui fosse in realtà). 
THE RISE AND FALL OF IDI AMIN 
Sharad Patel – UK/Kenya 1981 – 97’ – v.or.inglese 
Fiction biografica con attori kenyoti. Dal colpo di Stato contro Milton Obote, alla conservazione in frigo delle teste degli oppositori trucidati, alla cacciata improvvisa di tutti gli immigrati asiatici del paese, al raid di Entebbe del 1976, al suo paragone vanitoso con Hitler, questo film mostra tutte le atrocità e le follie che questo regime ha compiuto contro i suoi abitanti, sterminando almeno 300.000 ugandesi.
ven 26/10/07 - ore 21,00

ore 22,00

DARFUR L’OMBRE D’UN GENOCIDE 
K.Hioki/J.L.Saporito - Francia 2006 – 50’ - v.or.francese 
A fianco del conflitto nel sud Sudan/nord Uganda, il Sudan orientale (Darfur) è martoriato dal conflitto tra popolazioni arabe e nere. Le truppe dell’Unione Africana sono in Darfur per la loro prima operazione di peacekeeping. Ma 7000 soldati con mandato limitato e armamenti insufficienti non possono proteggere un territorio grande come la Francia. Trecentomila dei 3 milioni di sudanesi del Darfur sono stati trucidati dai Janjawid, e 2 milioni sono sfollati. Il soccorso umanitario risponde appena alla metà dei bisogni. Un genocidio che cancella una intera cultura. 

UGANDA RISING 
P. McCormack/J.J.Miller – Canada 2006 – 90’- v.or.inglese 
“E’ piu’ facile costruire bambini forti che riparare uomini distrutti”. Con questa citazione da Frederick Douglass si apre questo documento su un pezzo dell’attuale storia africana, in particolare i 20 anni da quando il governo ugandese di Y.Museveni combatte contro l’esercito del “visionario religioso” Joseph Kony, il Lord’s Resistance Army, tristemente famoso per il reclutamento forzato di 25.000 bambini costretti a commettere ogni sorta di atrocità per restare vivi, o usati come carne da macello negli assalti o nei percorsi minati. Un proverbio africano dice: ”quando due elefanti combattono, è l’erba che rimane ferita”, e in questo scenario gli elefanti sono molti: esercito governativo ed esercito dei ribelli, il Fondo Monetario, le Nazioni Unite, il colonialismo, la “guerra al terrore” post11/9… e il risultato è la catastrofe per la popolazione civile del nord dell’Uganda e del sud Sudan, in particolare i bambini.
sab 27/10/07 - ore 21,00

ore 23,00

DARK OF THE SUN
(Le dernier train du Katanga)
J.Cardiff - UK 1968 – 100’ – v.or.inglese 
Un piccolo solido film di guerra che si svolge in un contesto poco consueto nel genere, l’indipendenza del Congo belga: un manipolo di mercenari riceve l’incarico dal nuovo presidente del Congo  di trovare lo stock di diamanti di una compagnia mineraria straniera in una regione controllata dai ribelli, in un paese dove regnano guerra civile, caos e desolazione, uno scenario dove non è facile esaltare azioni eroiche o sentimenti patriottici. Nel film sono presenti stereotipi e razzismo evidenti, peraltro ricorrenti in questo genere di produzioni. 
BLOOD DIAMOND 
(diamanti di sangue) 
Edward Zwick – USA 2006 – 143’ – vers.italiana
All'interno della terribile guerra civile in Sierra Leone nel 1999, si incrociano i destini di un trafficante di diamanti e venditore di armi e di un contadino che ha rinvenuto e nascosto un grosso diamante. 
Il kolossal hollywoodiano alle prese con il tentativo di impegno civile.

gio 1/11/07 - ore 21,00

MOBUTU ROI DU ZAIRE 
Thierry Michel – Belgio/Fr 1999 – 150’- v.or.francese 
Il ritratto del dittatore dell’ex-Zaire, oggi Congo: come è stato possibile che un giovane sergente dell’esercito coloniale divenisse in un quarto di secolo uno degli uomini piu’ ricchi del mondo, regnando su un paese devastato dalla corruzione. 
Mobutu prende il potere con un colpo di Stato nel settembre 1960, collaborando con la CIA e i belgi per far fuori il suo vecchio compagno di partito Patrice Lumumba, che era Primo Ministro dell’ex-Congo belga dall’indipendenza del paese nel giugno 1960. Ha governato con il terrore per diventare “guida suprema”, ha accumulato ricchezze indecenti davanti alla miseria del suo paese, ribattezzato Zaire. Il documentario lascia al personaggio la sua opacità, il suo mistero, la sua aura felina che era il suo simbolo: il leopardo (per tutta la vita ha reagito da felino, mai attaccando frontalmente i suoi avversari, ma eliminandoli alle spalle di sorpresa). Negli anni 90 il cancro lo debilita, e nel 1997 lascia il potere dopo una rivolta armata.

ven 2/11/07 - ore 21,00

MURDER COLONIAL STYLE 
Thomas Giefer – Germania 2000 – doc 45’ - vers.italiana 
Con titolo cambiato, una versione televisiva italiana sulla base del documentario di denuncia di Giefer sugli intrighi tra CIA e servizi segreti belgi per assassinare il Primo Ministro del Congo indipendente, Patrice Emery Lumumba, troppo pericoloso per gli interessi occidentali. 

ore 22,00

LUMUMBA 
Raoul Peck – Fr/Bel/Ger/Haiti 2000 – 115’ – v.or.fr.sott.italiano 
Un ritratto forte e complesso dell’artefice dell’indipendenza congolese, da direttore vendite di una industria di birra a Primo Ministro, un rivoluzionario autodidatta e idealista che non è mai stato dimenticato. In questo film è riassunto tutto il passato travagliato del Congo, e la continuità tra il brutale colonialismo di un tempo e l’odierno dominio neocoloniale e imperialista delle multinazionali e delle potenze occidentali.

gio 8/11/07 - ore 21,00
SOMETIMES IN APRIL (Accadde in aprile) 
Raoul Peck – Fr/USA/Rwanda 2005 – 139’ – vers.italiana 
Girato in Ruanda nei luoghi dove si compi’ il genocidio del 1994. 
Due fratelli in una storia alla Caino e Abele: Augustin Muganza, militare hutu dell’esercito ruandese, si rifiuta di credere che un bagno di sangue sia imminente, come i “bravi tedeschi” che non credettero che i loro connazionali potessero arrivare allo sterminio, finchè non fu troppo tardi. Suo fratello Honoré invece è un DJ radiofonico che istiga all’odio etnico per l’eliminazione degli “scarafaggi Tutsi”. Dieci anni dopo il genocidio, Honoré è alla sbarra per crimini di guerra nel tribunale di Arusha, e chiede al fratello Augustin (che ha perso moglie e figli) di andare a trovarlo. Un grande film, che suscita emozioni intense e spinge alla riflessione (come il precedente film di Peck, “Lumumba”) sui colonialismi occidentali, su guerre ed economie globali. 
Gli antefatti sono riassunti all’inizio del film: prima dell’arrivo dei colonizzatori belgi, hutu e tutsi condividevano la stessa lingua e la stessa terra. Poi i belgi imposero di scrivere il gruppo etnico sui documenti, dividendo la gente e costruendo un nemico, utile per mantenere il controllo sul paese, elevando i Tutsi al rango di “collaboratori privilegiati”: i tutsi erano i ricchi, gli hutu gli emarginati, secondo il meccanismo che regola tutte le politiche coloniali. Quando i Belgi se ne andarono nel 1959, lasciando il paese alla maggioranza hutu, si scatenarono le persecuzioni contro i tutsi, fino al 1990 quando ribelli armati tutsi dall’Uganda cercarono di rientrare in Ruanda a riprendersi le terre. Da qui partì il delirio genocidario hutu contro i tutsi ancora residenti nel paese.
ven 9/11/07 - ore 21,00 ore 22,30
SHAKE HANDS WITH THE DEVIL - The journey of Romeo Dallaire 
Peter Raymont – Canada 2004 – 90’ – v.or.fr/ingl 
Nel 1994 l’ONU incaricò un uomo di assicurare che la pace venisse mantenuta in Rwanda: il generale canadese Romeo Dallaire. Senza sostegno dal quartier generale ONU, e con il Consiglio di Sicurezza lontano a New York, Dallaire e il suo pugno di soldati furono incapaci di fermare il genocidio. Dopo 10 anni di tormento, rivedendo ogni giorno quegli orrori, dopo aver tentato più volte il suicidio, Roméo Dallaire ha scritto un libro, “Shake Hands With The Devil”, che è un grido profondo di accusa contro i funzionari ONU, i politici europei e statunitensi dell’amministrazione Clinton, che scelsero deliberatamente di non agire (memori delle perdite americane a Mogadiscio) mentre Dallaire supplicava di inviare rinforzi e nuove regole d’ingaggio. Con poche migliaia di soldati in piu’ e con mandato allargato, avrebbe potuto fermare lo sterminio. La sua impotenza nel momento estremo ancora gli devasta la coscienza. La troupe cinematografica ha seguito Dallaire nel suo primo ritorno in Rwanda durante l’aprile 2004 nel decimo anniversario del genocidio: Dallaire incontra le persone di allora, ripercorre insieme a loro i ricordi, in un difficile lavoro sulla memoria e sulla responsabilità. Il punto di svolta, secondo Dallaire, in cui si poteva ancora agire per cambiare le cose, perché c’era ancora un numero consistente di militari stranieri, fu il momento dell’evacuazione dei civili stranieri. Anche l’Italia inviò le sue truppe, perfino i cagnolini dei civili occidentali trovarono posto sugli aerei militari per l’evacuazione, mentre uomini, donne e bambini ruandesi imploravano piangendo di essere fatti salire. Poi un buco temporale di poche ore e quando la telecamera si riaccende, quegli uomini, donne e bambini giacciono li, a pezzi, straziati da machete di importazione cinese, acquistati per pochi centesimi cadauno... I cagnolini invece scodinzolano, insieme ai propri padroncini bianchi, in volo per Parigi, Bruxelles, Roma. Dei pochi uomini che componevano il contingente Onu, alcuni che -contravvenendo agli ordini- provarono ad opporre una minima resistenza, furono trucidati. Gli altri, indignati dall’indifferenza internazionale, hanno stracciato gradi e baschi azzurri. Quanto ci vuole per uccidere un uomo col machete? Quanti colpi? Quante volte urlerà prima di stramazzare, ormai fatto a pezzi? Quanti uomini ci sarebbero voluti per fermare i responsabili della strage?
KEEPERS OF MEMORY 
Eric Kabera – Rwanda 2004 – doc 54’ – v.or.inglese 
Un mandriano tutsi seduto sulla collina di Bisesero ripensa alla perdita della sua famiglia durante i 100 giorni del massacro, e guardando l’orizzonte commenta: “Questo posto era bello una volta… Ora l’unica bellezza sono gli scheletri sui monti”. La sua riflessione prosegue con la critica delle periodiche riapparizioni dei giornalisti internazionali sui luoghi del massacro, lì per prendere testimonianze e poi andarsene, senza apportare nessun cambiamento tangibile alla condizione della gente del posto dal 1994 ad oggi. Impotenza, rancore, rassegnazione, traspaiono dalle parole dei sopravvissuti nei 6 maggiori luoghi di massacro del Rwanda, ognuno di loro divenuto a modo proprio “custode dei morti” e guida del memoriale del sito, attraverso le proprie testimonianze sulla tragedia. Come la donna gravemente ferita in casa sua dalle milizie hutu Interahamwe, che rimase per giorni sul pavimento in mezzo ai corpi della sua famiglia, senza poter chiedere aiuto per timore che I miliziani fossero ancora nei dintorni, e che per la grande sete arrivò persino a bere da una pozza di sangue dei suoi parenti che le si era raccolta accanto… Dieci anni dopo si sente ancora maledetta ogni volta che beve un sorso d’acqua, per quel gesto compiuto in un momento di estrema autoconservazione. O come l’altra donna, che porta su di sè la terribile cicatrice sfigurante di un colpo di machete ricevuto in testa, e che si rifiuta ostinatamente di indossare un foulard che la copra, come le consiglierebbero i suoi conoscenti, sostenendo che la sua deformità è un monito costante a tutti sulla capacità umana di compiere malvagità. Keepers of Memory è un documento viscerale, sensibile e molto personale, sull’enorme tragedia che continua a torturare l’animo dei sopravvissuti, spesso dimenticati e marginalizzati, ponendovi a contrasto i discorsi artefatti, ben cesellati, sterilizzati, ipocritamente pacificatori, dei rappresentanti della comunità internazionale ansiosa di lasciarsi alle spalle la contabilità dei morti e le proprie responsabilità per non aver agito quando era necessario. Una potente accusa contro il fazionalismo e la complicità morale di chi si astiene con indifferenza e inerzia.
sab 10/11/07 - ore 21,00
SHOOTING DOGS 
M.Caton-Jones - UK 2005 - 115’ – v.or.inglese 
Nella primavera 1994 il Ruanda diventa un mattatoio. La barbarie però poteva essere fermata. L’ONU era là, e guardava senza agire. In questo scenario, il film racconta la storia di un disilluso prete cattolico e di un giovane insegnante idealista, messi alla prova sull’intensità della loro fede e i limiti del loro coraggio. Saranno chiamati a fare una scelta: restare o fuggire. Il titolo del film viene dal comportamento delle truppe ONU in Ruanda: gli ordini ricevuti non gli consentivano di sparare sugli hutu che facevano a pezzi la gente col machete sotto i loro occhi, ma potevano però usare le loro pallottole per sparare ai cani che cercavano di nutrirsi dei corpi in decomposizione disseminati sulle strade... 
Non solo Hotel Rwanda e Accadde in aprile: molti sono i films di fiction girati sul soggetto (o sullo sfondo) della tragedia ruandese, da registi occidentali e non, con protagonisti europei o africani. Questo, e il seguente Un dimanche a Kigali ne sono due esempi, in cui si guardano le cose dal punto di vista dell’occidentale coinvolto per caso. Attendiamo ancora invece la visione futura del film Munyurangabo, con attori ruandesi e girato interamente in lingua kinyarwanda, sulla storia di due ragazzi orfani che insieme cercano una strada verso il futuro, per liberarsi dall’odio e dal terrore.
gio 15/11/07 - ore 21,00
UN DIMANCHE A KIGALI 
Robert Favreau – Canada Quebec 2006 – 118’- v.or.francese 
Una storia d’amore sullo sfondo della tragedia ruandese: un giornalista, a Kigali per girare un documentario sull’AIDS, si innamora di una giovane ruandese. Ma il bagno di sangue è alle porte, e lui non è abbastanza svelto da capirlo in tempo, per sposare la donna e portarla via con la protezione diplomatica. La guerra civile li separa. Mesi dopo, lui torna in cerca di lei...
ven 16/11/07 - ore 21,00 ore 22,30
TUEZ-LES TOUS!  HISTOIRE D’UN GENOCIDE SANS IMPORTANCE R.Glucksmann/D.Hazan/P.Mezerette - Francia 2004, 97’ v.or.fr. 
Il film è una ricostruzione coraggiosa, precisa e puntuale, del dubbio ruolo che la Francia ha giocato nel compimento del genocidio ruandese, una inchiesta che ha come scopo l’inchiodare la classe politica occidentale, e francese in particolare, alle sue responsabilità dirette nel genocidio. La ricostruzione mira a evidenziare, passo dopo passo, le motivazioni che indussero il gabinetto Mitterand a non intervenire, e le coperture politiche e militari del prima, durante e dopo i fatti. Mentre gli interessi politico-economici e le zone d’influenza linguistica continuano a strangolare le vecchie colonie africane, i regimi criminali vengono protetti dagli antichi padroni per conservare delle sfere d’influenza. La famosa Opération Turquoise diretta dall’Esagono è servita soprattutto a proteggere le milizie hutu genocidarie contro il FPR Fronte Patriottico Ruandese di Paul Kagame (oggi divenuto Presidente) che nel 1994 combatteva attraverso il paese per rovesciare il regime sanguinario di Kigali. E il governo Mitterrand è risultato implicato nella formazione di quelle milizie hutu che diresse
ro il bagno di sangue. Lo sguardo di Glucksmann, Mezerette e Hazan è con ogni probabilità filoamericano e in qualche modo anche antifrancese. Ma ciò che conta è che la ricostruzione d’inchiesta appare estremamente convincente. I registi appartengono a una generazione per cui la parola ‘genocidio’ era usata nei libri per indicare lo sterminio degli ebrei, e veniva associata a un secco ‘mai più’, e si chiedono come la loro patria abbia potuto essere implicata in un nuovo genocidio. Come sono apparse inutili, e perfino indegne, le scuse del presidente Clinton, così è grave la loro completa assenza da parte della classe politica francese. Il problema, naturalmente, non sono le scuse, che servono a ben poco alle vittime, ma la coscienza e il dibattito che circola nella società francese e, di conseguenza, l’immagine di sé che questa società costruisce.

KISANGANI DIARY 
Hubert Sauper – Francia/Austria 1998 – 45’ - v.or.fr.
L’altra faccia della medaglia nel genocidio ruandese: i rifugiati hutu in fuga nei paesi confinanti. Nella Rep. Dem.del Congo, nella foresta lungo una linea ferroviaria a sud di Kisangani, una spedizione ONU accompagnata da giornalisti scopre la presenza di 8000 rifugiati ridotti allo stremo. Sono hutu provenienti dal Ruanda, in fuga per sfuggire alla vendetta delle loro ex-vittime, che ora sono al potere a Kigali. Sono sopravvissuti a tre anni di fame, malattie, miseria e persecuzione. Gli aiuti umanitari sono pochi e lenti. Queste persone vengono raccolte nei due grossi campi di Kasese e Biaro, fino alla promessa che verranno rimpatriati sugli aerei. Ma solo 4 settimane dopo, questi campi, in teoria protetti dall’ONU, vengono attaccati da milizie armate ribelli congolesi dell’AFDL: nella notte del 25 aprile 1997 ottomila uomini donne e bambini scompaiono nuovamen
te nella foresta.

SECONDA PARTE:

gio 22/11/07 - ore 21,00
U-CARMEN E-KHAYELITSHA
Mark Dornford-May – Sudafrica 2005 – 120’ – v.or.xhosa sott.inglese
Una versione cinematografica in chiave sudafricana dell’opera lirica Carmen di Bizet (il film ha avuto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino), in cui il libretto di Bizet è stato interamente tradotto e riadattato in dialetto locale xhosa, alternando alle celebri arie liriche alcune musiche locali.
Carmen, forte e sicura di sé, lavora con altre donne in una fabbrica di sigarette del sobborgo sudafricano di Khayelitsha. Dopo una rissa con una collega, viene arrestata e affidata al sergente Jongi, che ella aveva già una volta tentato di provocare e sedurre. Jongi si innamora follemente e lascia la polizia per seguire Carmen nella vita, ai limiti della legalità, che la donna conduce nella township. La gelosia del sergente e la tendenza all’autodistruzione di Carmen porteranno i due amanti alla rovina.
ven 23/11/07 - ore 21,00
BOPHA !
Morgan Freeman – USA 1993 – 114’ – vers.francese

L’esordio alla regia per l’attore Morgan Freeman. Micah Mangena è un sergente delle forze di polizia sudafricane, cieco sostenitore dello status quo. Ma il terribile conflitto che lacera il tessuto sociale del Sud Africa nel 1980 sta per mandare in frantumi anche il suo mondo. Suo figlio ha preso coscienza del fatto che il sistema dell’apartheid è il male… e che Micah è parte di quel sistema. “Bopha” è una parola Zulu che significa “arresto, detenzione”. Per il regime oppressivo è uno strumento di potere. Per le crescenti folle di attivisti, un grido di protesta.
sab 24/11/07 - ore 21,00

ore 22,30

THE MAN WHO DROVE WITH MANDELA
Greta Schiller – UK/USA 1998 – 82’ – v.or.inglese sott.italiano

Quando nel 1962 Nelson Mandela viaggiava in incognito attraverso il Sudafrica per organizzare la resistenza armata al regime, la sua identità di copertura era quella di autista di un distinto uomo bianco. Quell’uomo era Cecil Williams (1909-1979), uno tra i maggiori registi teatrali di Johannesburg, militante nella lotta contro l’apartheid, e omosessuale. Durante e dopo la Seconda Guerra mondiale Williams fu attivista di spicco nell’organizzazione antifascista Springbok League ed anche nel Partito Comunista Sudafricano. Negli anni ’50 lavorò per il Congresso dei Democratici (alleato dell’African National Congress). Costretto alla clandestinità insieme a Nelson Mandela quando quest’ultimo rientrò illegalmente nel paese dal Botswana come capo del braccio armato dell’ANC, Williams fu arrestato presso Pietermaritzburg nel
1962. Fuggì in esilio in Gran Bretagna con il suo amante scozzese, e là morì nel 1978. Anche Mandela venne arrestato nel 1962, condannato all’ergastolo e liberato 28 anni dopo, nel 1990. I leaders dell’ANC hanno attribuito a C.Williams il merito di aver avuto un impatto determinante sulla loro comprensione dell’omosessualità, preparando il terreno all’adozione di politiche per i diritti degli omosessuali da parte dell’ANC alla fine degli anni 80.  
COUNTRY OF MY SKULL 
John Boorman – UK/Sudafrica 2003 – 100’ – vers.italiana

Un giornalista del Washington Post, viene spedito in Sud Africa dal suo editore per intervistare il più famoso torturatore della polizia durante il periodo dell’apartheid, e seguire le udienze della commissione per la verità e la riconciliazione. Tratto dal libro omonimo di Antjie Krog.
Una produzione mainstream mediocre, in confronto a RED DUST di Tom Hooper, film molto migliore sulla stessa tematica.
gio 29/11/07 - ore 21,00
RED DUST
Tom Hooper – Sudafrica/USA 2004 – 110’

La vicenda di Red Dust, tratta dal romanzo omonimo di Gillian Slovo, è ambientata nel Sudafrica del post-apartheid, durante uno dei processi del “Truth & Reconciliation Commission” indetti per evitare lo scoppio di una guerra civile tra la maggioranza nera del paese e la minoranza bianca che fino a non molto tempo prima deteneva il potere. Tali processi prevedono la piena amnistia per gli esponenti delle forze di sicurezza del vecchio regime che ammettono completamente i propri crimini (compresi la tortura e l’omicidio) davanti ad una commissione di giudici. A questo speciale tribunale si rivolge il poliziotto Dirk Hendricks, accusato di sevizie, e sospettato per la scomparsa di un giovane esponente dell’ANC, Steve Sizela; ma un amico di quest’ultimo, l’attivista politico Alex Mpondo, si oppone alla richiesta di amnistia. A rappresentarlo nella sua battaglia legale è la giovane avvocatessa Sarah Barcant, di origini sudafricane, che era fuggita a New York anni prima. Il film ricostruisce lentamente, attraverso le fasi del processo, i terribili giorni di torture vissuti da Mpondo e dal suo amico. Nella vicenda si insinuano a mano a mano nuovi particolari che gettano ombre sulla posizione della “vittima” e più in generale sul significato vero della Giustizia. Un grande film interessante e controverso.
ven 30/11/07 - ore 21,00
HIS BIG WHITE SELF
Nick Broomfield – UK 2006 – 93’ – v.or.inglese

Un movimentato e sconcertante ritratto del leader filonazista sudafricano Eugene Terreblanche, esponente della white supremacy durante gli anni dell’apartheid. Il regista aveva già precedentemente realizzato un documentario su di lui (“The Leader, The Driver And The Driver’s Wife”) nel 1991, indispettendolo talmente da riceverne in cambio minacce di morte e intimidazioni terroristiche. Quindici anni dopo ha però sentito la necessità di tornare a filmare questo personaggio e i suoi seguaci, realizzando un altro imperdibile video che documenta come anche nel Sudafrica post-apartheid sopravvivano ancora queste ideologie e la tenacia in questo “credo”.
sab 1/12/07 - ore 21,00

ore 22,30

TSOTSI
Gavin Hood – Sudafrica 2005 – 91’ – vers.italiana

Un giovane e spietato gangster vive in una baraccopoli alla periferia di Johannesburg. La sua vita fatta di rapine e pestaggi a sangue cambia improvvisamente quando, dopo aver rubato l’auto, e sparato ad una ricca donna, trova nel sedile posteriore un bebè. Costretto, ma al contempo lieto di doversene prendere cura per non farsi scoprire ed arrestare, il giovane farà dell’occasione il pretesto per la sua redenzione…
Tsotsi è un film globalizzato, siamo in Africa, ma potremmo essere nel Bronx newyorkese. Nessun accenno all’apartheid (gli unici ricchi a vedersi sono di colore), quel che si denuncia sono le condizioni in cui si trovano a dover crescere i bambini senza (o con pessimi) genitori. Un viso e uno sguardo (quelli del protagonista Tsotsi) impenetrabili, montaggio veloce ed “energetico”.
CATCH A FIRE
Phillip Noyce – UK/Sudafrica/USA/Fr 2006 – 101’ – vers.italiana
Patrick Chamusso, operaio della Secunda Oil Refinery, è un uomo che non si occupa di politica. Però, nel clima di grande tensione razziale in Sudafrica negli anni 80, viene arrestato, ed accusato ingiustamente di aver partecipato all’attentato contro la raffineria petrolifera in cui lavora, nonostante ciò sia avvenuto proprio nel giorno in cui lui era in permesso. Patrick ha quindi un alibi, ma preferisce confessare di aver partecipato all’attentato, quando viene a sapere che la polizia ha torturato brutalmente sua moglie.
Quando un poliziotto meno crudele degli altri capisce la verità, lo rilascia, ma Patrick ormai é così disilluso e disperato che decide veramente di unirsi all’African National Congress, offrendosi volontario per il prossimo attentato.
gio 6/12/07 - ore 21,00

ore 22,00

LE RETOUR DE L'ONCLE BELGE
P.Dutilleul – Belgio 2004 – 62’ – v.o.fr.

Un interessante documento sull’azione degli istruttori militari belgi e francesi in R.D.Congo durante la missione “Avenir” nel 2004.
Il presidente congolese Joseph Kabila nel settembre 2003 sollecita l’assistenza militare del Belgio (ex-padrone coloniale del Congo) in un quadro di “partenariato”, al fine di fondare un nuovo esercito nazionale riunendo le 4 grandi fazioni armate rivali che hanno scatenato la guerra civile in Congo negli ultimi anni: le Forces Armées Congolaises (FAC) vicine al governo, le truppe del Rassemblement Congolais pour la Démocratie (RCD) sostenuto dal Rwanda, i combattenti del Mouvement de Libération du Congo (MLC) alleato dell’Uganda, e i Mai-Mai (miliziani attivi nelle foreste).
L’unificazione militare era una delle condizioni richieste dal processo di pace imposto dagli accordi di Pretoria (Sudafrica) nel dicembre 2002. A livello politico questa unificazione avrebbe poi dovuto condurre il paese alle elezioni democratiche del giugno 2005.

Il Belgio ha perciò inviato un distaccamento di 200 istruttori militari nella città martire di Kisangani, per la formazione della prima Brigata congolese mista, composta da tre battaglioni di 888 militari, e questa nuova unità viene destinata all’apprendimento delle tecniche di peacekeeping (molti belgi fanno parte della MONUC, la missione ONU incaricata del peacekeeping in Congo), al fine di essere poi impiegata nella martoriata e instabile regione dell’Ituri.
CONGO NA BISO
C.D.Liedekerke/Y.Muller – Belgio 2006 – 52’ – v.o.fr
Cinque antichi nemici si contendono il potere alla vigilia delle elezioni in Congo: il presidente Kabila e quattro vicepresidenti ciascuno di loro alleato con Ruanda, Uganda o oppositori.
Il popolo esige la democrazia, l’ONU osserva. Il film ci mostra l’epoca post-Mobutu, la sua disillusione ma anche il suo fervore. Da Kinshasa agli angoli più lontani di questo grande paese che è l’ex-Zaire, tutti testimoniano la difficoltà di instaurare una vera democrazia nel paese. Il Congo, saccheggiato da tutti, dai propri dirigenti ai Paesi vicini, martoriato da anni di guerra civile, si riprenderà?

ore 23,00
CONGO: UN COMBAT POUR LA VIE
Patrick Forestier – France 2006 – 35’ – v.o.fr
Dall’epoca del genocidio dei tutsi in Ruanda nel 1994, la provincia congolese del Sud-Kivu è alla mercé dei ribelli ruandesi hutu e delle milizie dell’esercito congolese che stuprano, torturano, mutilano e massacrano le donne della regione, nella piu’ totale impunità. La telecamera segue l’attivista Christine, che ha scelto di rimanere in questo caos per aiutare queste donne abbandonate, e per raccogliere le loro atroci testimonianze. Atti di barbarie insostenibile, resi intelligibili dal pudore di questo reportage che ci fa interrogare sulla natura umana.
CHRISTINE SCHULER DESCHRYVER – nata a Katana (Rep.Dem.Congo) nel 1964, di nazionalità belga e congolese, militante dei diritti umani. Si occupa delle migliaia di donne e bambini vittime di stupri di massa e violenze nel Sud Kivu (Est RDC). E’ ugualmente attiva nel campo della salvaguardia ambientale, specialmente nel Parco Nazionale del Kahuzi Biega. Lavora dal 1995 alla cooperazione tecnica tedesca per conto della quale supervision l’amministrazione e la logistica dei programmi di sviluppo e di aiuto alimentare urgente nell’est del Congo.

ven 7/12/07 - ore 21,00

WHITE KING, RED RUBBER, BLACK DEATH
Peter Bate – Belgio 2003 – 108’ – v.or.fr.
La pagina nera del colonialismo belga: come Re Leopoldo II del Belgio trasformò il vastissimo territorio del Congo in un suo possedimento personale, tra il 1885 e il 1908. Sotto il suo controllo, il Congo divenne un campo di lavoro forzato di terribili brutalità: torture, mutilazioni, stragi. Mentre il sovrano si atteggiava a protettore degli Africani dagli schiavisti arabi, in realtà plasmava un impero del terrore basato sulla raccolta della gomma. 
Il governo belga non ha gradito questo documentario, che dipinge Leopoldo come un precursore morale di Hitler, reponsabile dello sterminio di 10 milioni di persone durante il rapace sfruttamento delle ricchezze naturali del Congo.  Nelle strade di Bruxelles si possono ammirare tanti bellissimi e grandiosi monumenti, ma nulla, neppure una targa, ci ricorda che sono stati costruiti con la ricchezza depredata al Congo e con il sangue dei congolesi. Se i congolesi oggi non fossero così indeboliti da guerre civili e disastri storici avrebbero potuto far sentire forte la loro voce, ed essere riconosciuti storicamente, come già gli Ebrei e gli Afroamericani, uno dei più grandi olocausti della storia. Invece, ancora troppo pochi conoscono la gravità di questo passato.
Nel frattempo, Leopoldo viene ancora considerato un grande re, “civilizzatore di selvaggi”, e una nuova statua in suo onore è stata recentemente eretta in Belgio. Perciò, chi guarda l’odierna situazione in Congo e inorridisce per le atrocità della recente guerra civile, dovrebbe anche interrogarsi sul quando e chi fu a introdurre per primo la barbarie in questo paese.

sab 8/12/07 - ore 21,00

ore 22,00
CONGO: THE RIVER THAT SWALLOWS ALL RIVERS
Brian Leith – doc 54’ – v.or.inglese

Il Congo era considerato nel secolo scorso la “tomba dell’uomo bianco”, il “cuore di tenebra” di J.Conrad, un “paese selvaggio che parla di incubi e di morte violenta”.  I mercanti rimanevano sulle coste perché la foresta pluviale era troppo fitta e impenetrabile, e correvano voci che fosse piena di malattie mortali e feroci cannibali.  I nomi dati dai colonizzatori alle coste dell’Africa occidentale ne narrano il sanguinoso passato: Costa d’Avorio, Costa degli Schiavi (oggi Benin), Costa d’Oro (oggi Ghana).
Anche oggi purtroppo il Congo è un luogo di stragi, per le diverse guerre civili succedutesi, e la foresta è ancora talmente densa da rendere impraticabili le comunicazioni da una zona all’altra del paese. La fauna che nasconde è però ancora ricchissima di specie, tra cui molti primati ed elefanti. Il Bacino del Congo è il secondo bacino fluviale più grande al mondo, gemello del Rio delle Amazzoni, ed è definito dai nativi “il fiume che inghiotte tutti i fiumi”.
Questo documentario realizzato nell’arco di tre anni, mostra gli angoli piu’ remoti del Congo, scoprendo una terra di straordinarie sorprese. Dalla sorgente del fiume nel nord Zambia con le sue montagne innevate, alle paludi del Bangweulu, dove trovò la morte David Livingstone nel 1873 mentre cercava le sorgenti del Nilo. Più a valle, nell’est del Congo, il fiume si allarga, ed è chiamato Lualaba: riceve le acque dal profondo Lago Tanganyika. Il fiume Congo è talmente largo che è impossibile per gli animali passarlo a guado: sul lato nord sono stanziali gli scimpanzè, sul lato sud vivono i bonobo. L’oceano Atlantico conclude il corso del Congo nel suo lussureggiante delta.
Rimaniamo in attesa di poter vedere (e proiettare) l’ottimo documentario di Thierry Michel del 2005
CONGO RIVER – AU DELA’ DES TENEBRES
HEART OF DARKNESS
Nicolas Roeg – USA 1994 – 100’ – vers.italiana

Tratto dal romanzo omonimo del 1902 di Joseph Conrad:
la raffigurazione degli abissi d’atrocità di cui è stata capace la rapacità coloniale europea, e lo sguardo occidentale carico di esotico su un paese allora misterioso, sconosciuto e pieno d’insidie. 
Su incarico di una compagnia di traffici belga, il capitano Marlowe risale il fiume Congo per arrivare fino alla Stazione Interna, quella gestita dal leggendario Kurtz come ultimo isolato avamposto. Le ultime notizie su questo personaggio sono vaghe, frammentarie e inquietanti. Forse nasconde grandi quantitativi d’avorio, forse è impazzito, o forse è morto. Questo è il film che Orson Welles avrebbe voluto fare, e che invece girò Coppola chiamandolo “Apocalypse now”. Nicolas Roeg lo adatta per la Tv correttamente, ma senza grandi voli, anche se il cast era promettente (tra gli attori: Tim Roth, Isaac De Bankole, John Malkovich).
gio 13/12/07 - ore 21,00

NHA FALA
Flora Gomes – GuineaBissau/Port/Fr 2002 – 110’ – v.or. sott.francese
Commedia musicale coloratissima che racchiude tutta l’allegria, la vitalità e la ricchezza umana di un popolo ai confini del mondo: la Guinea Bissau. Anche qui l’attrice protagonista è la bella Fatou Ndiaye (come nei già proposti “Fatou la malienne” e “Un dimanche à Kigali”). 
Girato a Capo Verde in lingua creola, Nha Fala, tradotto con La mia voce, ma che vuol dire anche “destino”, “strada”, “cammino”, è simbolicamente la storia di un percorso, quello della protagonista, Vita, che dovrà abbandonare il proprio paese per tentare di conquistare una propria emancipazione sociale, per poi tornare in qualche modo trasformata; ma è anche la storia di un popolo africano che vuole andare avanti e trovare una propria collocazione nella geografia del mondo civile. Nel film compare a più riprese la statua del grande Amilcar Cabral, l’uomo più importante nel processo di liberazione della Guinea Bissau, assassinato pochi mesi prima della conquista dell’indipendenza. “Ho voluto proporre con questo film l’immagine di un’altra Africa, lontana dai soliti cliché sulla povertà, le guerre, la fame: un’Africa in cui si muore ma in cui si vive anche” spiega il regista che, quindi, punta sulla forza vitale del canto e della musica per far emergere la positività di un paese in rinascita. Eppure, tra i colori frastornanti, i ritmi prorompenti delle musiche africane, la carica energica dei personaggi, Flora Gomes non esita a denunciare i paradossi e le contraddizioni che continuano a martoriare un popolo ricco di potenzialità, dalle disuguaglianze razziali alle gravi difficoltà lavorative che costringono gli africani ad emigrare.

ven 14/12/07 - ore 21,00

HYENES
Djibril Diop Mambety – Senegal 1992 – 113’ – v.or. sott. inglese
Linguère, una donna diventata miliardaria, torna al paese natale dopo 30 anni, annunciando che elargirà un dono di 100 miliardi al villaggio di Colobane. Ma ad una condizione: la messa a morte di Draman, l’uomo che tanto tempo prima l’aveva messa incinta e l’aveva abbandonata, pagando persino due falsi testimoni per negare la paternità del bambino.
Stupore, meraviglia, sogno sono gli elementi cardine di questo lungometraggio, che ha una assonanza con le atmosfere dense e macabre delle pagine di Dürrenmatt. La protagonista è una figura carismatica che illumina la scena ma suggerisce anche una profonda inquietudine. Il film si sviluppa tra misteriose apparizioni, mescolamento tra identità dei personaggi, tra passato e presente, tra leggenda e realtà.

sab 15/12/07 - ore 21,00

CATCH A FIRE  Phillip Noyce – Sudafrica/USA/UK 2006 – 100’ – italiano 
(replica del film interrotto 2 settimane fa)

ore 22,30
GOODBYE BAFANA
Bille August – Sudafrica/Fr/UK 2007 – 140’ – italiano
James Gregory, un bianco afrikaner cresciuto in una fattoria, capace di parlare la lingua Xhosa, era il candidato ideale per sorvegliare Nelson Mandela ed i suoi compagni, rinchiusi nel carcere di Robben Island. Da principio fortemente convinto dell’inferiorità della razza nera, col tempo il giovane secondino rimarrà talmente influenzato dal carisma e dalle parole di Mandela, fino ad attraversare una totale conversione di animo e idee, diventando un convinto sostenitore della lotta portata avanti dal leader Mandela, futuro Presidente del Sudafrica.
Produzione mainstream non eccezionale.

gio 20/12/07 - ore 21,00 ore 22,30

LE BALLON D’OR
Cheikh Doukouré – Guinea/Francia 1994 – 90’ – v.or. francese
Bandian ha 12 anni ed è campione di calcio nel villaggio guineano di Makono. Lo stregone gli predice un futuro di gloria, finchè una dottoressa gli regala un pallone di vero cuoio, col quale finalmente può giocare come si deve. Il suo idolo è il grande calciatore africano di quegli anni, Roger Milla. Le difficoltà della realtà africana sono notevoli, ma nel film le cose sono viste attraverso gli occhi di un bambino entusiasta di vivere. Il calcio per lui diverrà il più rapido ascensore sociale in quella situazione, e per questo la sua passione verrà accettata dalla famiglia. Sempre attraverso una chiave sorridente, il regista ci mostra come nelle società povere dove la giustizia è inesistente, spesso la sopravvivenza debba passare attraverso la frode e la corruzione, e l’arte di arrangiarsi diventa il mezzo per emergere (analogie con il già proiettato film burkinabé Ouaga Saga). Il talento di Bandian lo farà arrivare fino in Europa, ma il finale aperto non ci dice esplicitamente quale sarà la sua sorte…

KEITA l’heritage du griot
Dani Kouyaté – Burkina Faso 1994 – 94’ – v.or.sott. francese
Una pagina della storia africana: l’epopea mandinka, e il rischio della sua progressiva cancellazione dalla memoria collettiva. In questo film (dallo stesso regista di Ouaga Saga, lui stesso di famiglia griot) vengono rappresentati i racconti «magici» dell’anziano griot Deliba: il protagonista lascia il villaggio per recarsi in città ad iniziare il giovane Mabo alla conoscenza di sé, attraverso la storia dei suoi antenati. L’opera, in cui è incastonata la storia del sovrano Sundiata Keita fondatore dell’impero mandinka, fa riflettere sull’incompatibilità moderna tra la conoscenza tradizionale e il sapere istituzionale di tipo occidentale, imposto dalle scuole e dagli organi dell’istruzione fortemente globalizzanti. Si evidenzia la funzione di inculturazione che la parola possiede, ma anche i suoi limiti: l’oralità espone maggiormente la cultura africana agli attuali disarmonici squilibri del neocolonialismo economico e culturale, che rischiano di far perdere alle popolazioni le conoscenze tradizionali e la propria identità storica. Fu proprio il timore di vedere svanire negli anni la memoria storica di un popolo che indusse il grande letterato Amadou Hampâté Bâ a lanciare il monito: «ogni griot che muore, per l’Africa, è una biblioteca che brucia».

ven 21/12/07 - ore 21,00

CEDDO
Sembene Ousmane – Senegal 1976 – 120’ – v.or. sott. inglese
Il vecchio leone del cinema africano è morto a Dakar il 9 giugno 2007 all’età di 84 anni, dopo mesi di malattia. Numerosi festival hanno dedicato restrospettive all'opera di Sembene Ousmane, e perciò non potevano mancare i suoi films nella rassegna VISIONI DA UN CONTINENTE.
Questo film è ambientato nel diciassettesimo secolo, e descrive un periodo nel quale la popolazione vive sottomessa alla violenza di due potenze straniere e culturalmente diverse: l’Islam, che ha convertito il re e la sua corte, e il colonialismo europeo, rappresentato da un mercante di schiavi e da un prete cattolico.
L’opera ci narra dell’islamizzazione forzata di una comunità già divisa tra la religione animista e quella cattolica. A tutto questo si oppongono i “ceddo”, gli uomini del rifiuto, che lottano contro questa imposizione. Una forte accusa contro l’assolutismo religioso ad opera di un regista che si dichiara materialista e ateo. Il film è stato proibito in Senegal con la scusa di non conformità del titolo all’ortografia ufficiale, in verità, perché una sferzata contro la potente classe dei marabut.